Blocco del Conto Corrente per Debiti o Pignoramento

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Il blocco del conto corrente per debiti o per pignoramento è una situazione alquanto scomoda, perché poi mette in modo tutta una serie di conseguenze dalle quali è difficile uscire.

In questo articolo vediamo quali sono i motivi che possono portare al blocco del conto corrente per debiti e per pignoramento, e cercheremo di capire come uscirne e che alternative ci sono per continuare ad operare nel frattempo.

Blocco del conto corrente per debiti o pignoramento

I debitori possono chiedere di bloccare un conto corrente, ma per farlo c’è bisogno di una valida giustificazione.

L’obiettivo del blocco del conto corrente è impedire al debitore di usarlo, dunque di togliere i soldi dal conto corrente. Questo si fa per permettere poi ai creditori di poter recuperare i propri crediti.

Chi blocca il conto corrente bancario

Il blocco del conto corrente bancario per debiti o per pignoramento viene fatto dalla banca presso la quale si ha un conto corrente.

La banca può bloccare il conto corrente solo dopo aver ricevuto una notifica del Giudice che ha predisposto il pignoramento del conto corrente stesso.

Blocco del conto corrente: i motivi

Possono essere diversi i motivi per i quali un conto corrente viene bloccato, ecco alcuni dei più diffusi:

  • sentenze di condanna da parte del titolare del conto corrente;
  • cambiali non pagate;
  • assegni scoperti o non onorati;
  • decreti ingiuntivi che non hanno avuto nessuna opposizione entro 40 giorni dalla notifica;
  • atti pubblici firmati dinanzi ad un notaio che riguardano il pagamento di somme di denaro.

Blocco del conto corrente per debiti

Se un giudice chiede un pignoramento su un conto corrente, le banche (o la posta nel caso di conto corrente postale) provvederanno a bloccare il conto.

Una volta ricevuta la notifica, la banca (o la posta) bloccheranno un importo massimo pari al 150% del debito: cioè tutto il debito più la metà.

Ci sono invece dei limiti maggiori sui conto correnti dove vengono pagati gli stipendi o la pensione, a condizione che siano gli unici importi che vengono effettivamente pagati su questo conto corrente. Le somme che invece vengono accreditate sul conto corrente e che provengono da altre fonti (dunque non stipendio o pensione), si possono pignorare al 100% (massimo 50% nel caso di conti cointestati).

Se il debito è con il Fisco, il pignoramento viene eseguito direttamente dall’Agenzia delle Entrate senza necessità di un intervento da parte del giudice.

Ma entriamo più nel dettaglio e vediamo in che maniera funziona ognuna delle due tipologie.

Blocco del conto corrente per pignoramento dell’Agenzia delle Entrate

Quando è l’Agenzia delle Entrate a chiedere il blocco di un conto corrente per pignoramento, la somma massima che viene bloccata è pari al 150% del debito.

Ad esempio, se si una un debito di 10.000 euro, l’importo massimo che si può bloccare è 15.000 euro.

Il debitore ha poi fino a 60 giorni per poter pagare il suo debito con l’Agenzia delle Entrate, o per chiedere una rateizzazione.

Quando il debitore paga, il conto viene sbloccato.

Se il debitore non fa nulla entro questi 60 giorni, il 61° giorno se ne occupa la banca, pagando il debito del suo correntista all’Agenzia delle Entrate.

Blocco del conto corrente per pignoramento da parte di privati o imprese

Se il creditore è un privato o un’impresa, questi possono chiedere ad un giudice di bloccare il conto corrente del debitore.

In questo caso il pignoramento viene predisposto dal giudice stesso ma ha effetti più limitati se sul conto stesso vengono pagati anche stipendi o pensioni:

  • di tutti i soldi che si hanno sul conto corrente prima della notifica di pignoramento, si possono pignorare al massimo 1.510 euro (cioè il triplo dell’importo dell’assegno sociale);
  • dopo la notifica di pignoramento, si può pignorare al massimo un quinto dei depositi relativi a stipendi o pensione (fatti sempre dopo la notifica). Gli altri depositi possono essere pignorati per intero.

Conto corrente bloccato: le alternative

Nel caso in cui ti ritrovi con un conto corrente bloccato e hai bisogno di avere un conto dove depositare il tuo stipendio o la pensione, o nel caso di un’azienda, di continuare a ricevere i pagamenti, l’alternative potrebbero essere le carte prepagate anonime con IBAN come la Viabuy (vedi sito ufficiale). Leggi anche la nostra pagina con recensione e opinioni ViaBuy per scoprire tutti i servizi e i vantaggi che offre.

Oppure, anche delle normali carte prepagate come la Hype (vedi sito ufficiale).

Nel caso delle aziende, un’alternativa al conto corrente per aziende protestate potrebbe essere Revolut Business (vedi sito ufficiale) che permette di avere un IBAN aziendale per proseguire comunque con il business.

In breve, le carte prepagate possono essere una buona soluzione in caso di conto corrente bloccato, perché grazie all’IBAN ti permettono comunque di fare e ricevere pagamenti senza problemi.

Leggi anche il nostro approfondimento sulle carte prepagate NON pignorabili, quali sono e come fare per averle.

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